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12 Gen 2016

Giovanni Deplano di Seui, un partigiano garibaldino nei Balcani

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Sono passati oltre 70 anni da quell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio si ebbe la dissoluzione delle nostre Forze Armate. Lasciate senza più ordini e privi di ogni collegamento con i vertici militari, in fuga verso le aree già liberate dalle truppe alleate nell’Italia meridionale. Tra i soldati che in quel triste momento si trovarono nei Balcani, altro fronte in sui l’Italia si trovava a combattere nel corso della seconda guerra mondiale, ci furono anche soldati seuesi. Tra questi Giovanni Deplano.

“Tito”, così era conosciuto Giovanni Deplano, nasce a Seui, nel cuore della Sardegna, il 14 dicembre 1919. Figlio di Gennaro e di Eleonora Marci.
Primogenito, proveniva da una famiglia agropastorale. Rimase orfano di padre quando era solo un bambino. Non partecipò al suo funerale perché dovette rimanere nei monti a pascolare le pecore, da lì potè scorgere tristemente in lontananza il corteo funerario che passava.
Successivamente si fece “prestare gli anni”, pratica frequente in quel periodo, per poter lavorare in miniera. Quel periodo di duro lavoro nella miniera di Fund’è Corongiu, a Seui, in età adulta gli lasciò in eredità la silicosi.
Nel 1938 decise di dare una svolta alla sua vita e si arruolò volontario nel Regio Esercito.
Il 19 marzo 1940 viene chiamato alle armi e inquadrato nel 57° Reggimento di Fanteria con base a Venezia.
Dopo un periodo trascorso ricoverato in ospedale per motivi di salute, il 10 marzo 1941 rientra in servizio e viene destinato al 410° Battaglione Complementi del Comando Divisione “Piave”.
Dal 27 luglio 1941 viene inquadrato nell’83° Reggimento Fanteria “Venezia”, Secondo Battaglione, Quinta Compagnia.
L’8 aprile 1941 si imbarca nel porto di Brindisi, direzione Albania. L’indomani sbarca a Valona. Ma solo il 15 aprile riesce a raggiungere la sua unità, già schierata sul fronte albanese. In quei giorni era pienamente in corso la seconda fase della campagna greca, che aveva visto l’Italia soccombere, davanti alla forte resistenza delle truppe elleniche, la cui forza era stata ampiamente sottovalutata dai comandi militari italiani e dallo stesso Mussolini. Grazie al determinante aiuto tedesco, con la 12^ Armata guidata dal Feldmaresciallo Sigmund Von List, proveniente dalla Romania e dalla Bulgaria, e dagli aerei della Luftwaffe, che praticamente distrussero il porto del Pireo, le truppe italiane (ampiamente rinfoltite) riuscirono a riprendersi e passarono all’attacco fino al 23 aprile 1941, quando a Salonico venne firmata la resa della Grecia.
Cessata la campagna in Grecia per la Divisione Venezia veniva rinviata in Albania per essere successivamente rimpatriata. Cosa che però non avverrà. Infatti, a causa dei continui attacchi portati avanti dai partigiani titini, l’unità di Deplano venne dispiegata il 26 luglio sul fronte Montenegrino, con base a Colaso.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 buona parte dei soldati italiani inquadrati nelle unità dislocate nei Balcani continuarono a combattere contro i nazifascisti, insieme all’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, le unità partigiane jugoslave guidate da Tito. Il 2 dicembre 1943, a Pljevna, viene costituita la Divisione partigiana italiana “Garibaldi”.
Nelle file di questa grossa unità partigiana italiana ci furono tanti sardi. Non mancarono però anche diversi seuesi. Fra questi Armando Aresu, Serafino Deplano (che morì in Bosnia il 4 aprile 1944), Antonio Mascia (noto “lampioni”) e il nostro Giovanni Deplano.
Quest’ultimo combattè in questa unità partigiana garibaldina dal settembre 1943 all’8 ottobre 1944. In quella stessa data viene ferito e catturato dai tedeschi a Plievlje.
La sua esperienza prigionia in alcuni campi d’internamento nazisti durò oltre sette mesi e finì l’8 maggio 1945, quando viene liberato dai soldati anglo-americani.
Il 19 maggio s’imbarca nel porto di Ragusa per essere rimpatriato. L’indomani sbarca nel porto di Brindisi e viene sistemato nel Centro alloggio “Sant’Andrea” di Taranto.
Il 26 maggio 1945 viene inviato in licenza illimitata di rimpatrio in attesa del congedo, che arriverà dopo circa sei mesi, il 1 novembre.
Il 3 giugno s’imbarca nel porto di Napoli alla volta di Cagliari, dove arriva il giorno dopo.
Nel corso del secondo conflitto mondiale gli saranno conferite tre Croci al Merito di Guerra, di cui due (12 dicembre 1968, nn. 1621 e 1622) per azioni di guerra (1940-1945) ed una (12 dicembre 1968, n. 1034) per essere stato internato in campo di prigionia in Germania.
Dalla guerra si portò dietro delle schegge in testa, nel petto e nella schiena.
Chiusa questa lunga parentesi in divisa, prima dell’Esercito, poi da partigiano garibaldino, per Giovanni Deplano inizia una nuova fase della sua vita, come civile.
Appena tornato dalla guerra come tutti i reduci ebbe tanti problemi ad ambientarsi.
Sposato con Luigina Lai, avrà sei figli: Mario, Antonio, Ignazio, Maria Carmine, Sergio, Ferdinando.
Dopo un periodo di emigrazione per lavoro, alla fine degli anni ’60 si trasferì con la sua famiglia a Cagliari. Come tanti seuesi si dedicò al commercio, avviando un negozio di generi alimentari in via Lombardia.

Il nipote, l’ingegner Giovanni Deplano parlava spesso col nonno, di cui condivideva il nome. Così lo descrive: “…molto loquace, se stuzzicato sull’argomento della guerra ne parlava per ore, però come sempre accade, le cose venivano solo ascoltate, senza pensare a quanto sarebbe stato bello trascriverle per le generazioni future”.
Sul periodo trascorso in divisa, combattendo sul fronte dei Balcani (Albania, Grecia e Montenegro) sempre il nipote Giovanni ricorda, che non smetteva mai di sottolineare che: “La guerra era molto dura. Anche nel fronte balcanico l’esercito italiano era allo stremo e si moriva di fame. Nel primo periodo lui e i suoi compagni, qualcosa da mangiare la riuscivano a requisire alla popolazione locale, ma alla fine per sfamarsi arrivarono a dover dissotterrare nella notte le patate appena piantate per cibarsene.”
Tra i ricordi di quel triste periodo trascorso al fronte Giovanni Deplano aveva raccontato alla famiglia che, essendo in Iugoslavia la maggior parte della popolazione non cristiana, era usanza diffusa preparare un banchetto per i defunti nei cimiteri. Come si può facilmente immaginare quel cibo venne molto gradito dai commilitoni!
Recentemente, attraverso un’accurata ricerca documentale, il nipote ha anche casualmente scoperto la stesso periodo di prigionia trascorso nei campi di concentramento tedeschi, subita dal nonno mentre combatteva insieme ai partigiani. Una triste esperienza di cui nessuno in famiglia aveva mai avuto sentore.
Giovanni Deplano muore a Cagliari il 29 aprile 1993, dopo una lunga malattia, nell’Ospedale “SS. Trinità”, dove si trovava ricoverato. E’ sepolto nel Cimitero “San Michele” di Cagliari.
(Giuseppe Deplano © 2016)

(La foto è di Giovanni Deplano, suo nipote)

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28 Mar 2015

Domenica 29 marzo 2015: 75° anniversario della morte del seuese ten.col. Rinaldo Loy

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Nella notte del 29 marzo 1940, sulle alture in località “Amba Ghiorghis-Incasc”, in Etiopia, cadeva in combattimento il tenente colonnello Rinaldo Loy, alla testa del suo Battaglione.
Seui tra i suoi figli illustri, oltre a letterati, scienziati, religiosi e imprenditori, ha avuto anche valorosi militari. Colui che in divisa ha conquistato i più elevati riconoscimenti è stato Rinaldo Antonio Pietro Loy. L'Unico seuese che è stato insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Nato a Seui il 15 marzo 1894, Rinaldo Loy terminati gli studi superiori nel 1914 si arruola come allievo ufficiale di complemento nell’81° Reggimento di Fanteria.
Nell’aprile 1915 è sottotenente di complemento a Ozieri, nel costituendo 151° Reggimento Fanteria della Brigata “Sassari”. A maggio è già nelle trincee del Carso.
Il 5 agosto 1915, mentre guidava il proprio reparto nel corso dei combattimenti a “Bosco Cappuccio” (Carso) rimane ferito gravemente alla spalla sinistra. In questa circostanza ottiene la sua prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Dopo il nosocomio Militare di Parma, la convalescenza la passa in famiglia, a Seui.
Il 28 giugno 1916 torna in prima linea nei ranghi nel 152° Reggimento Fanteria, sempre nella Brigata “Sassari”.
Il 1 febbraio 1917 viene promosso tenente e transita per meriti di guerra dal Servizio di Complemento al Permanente effettivo (Spe).
Il 28 febbraio sul “Monte Zebio”, riceve un encomio solenne dal Comando di Brigata per il fiero comportamento mantenuto in azione.
L’11 giugno, nel corso di una cruenta battaglia sempre a “Monte Zebio” conquista la sua prima Croce al Valor Militare.
Nell’azione del 15/18 settembre sull’altipiano della “Bainsizza” gli viene conferita una Medaglia d’Argento al V.M.
Il 16 marzo 1918 diventa capitano.
Il 16 giugno nella battaglia di “Croce”, sul Piave, ottiene la sua seconda Medaglia di Bronzo al V.M.
Nel corso del primo conflitto mondiale Loy partecipa anche ai sanguinosi combattimenti di “Trincea delle Frasche”, “Monte Zebio”, “Trincea dei Razzi”, “Col d’Echele” e “Col di Rosso”.
Nel primo dopoguerra diventa aiutante di campo del comandante della Brigata “Sassari”, con sede e Trieste. Nel 1922, in questa città conosce Maria Widmar, che diventerà sua moglie. Dal matrimonio nasce una figlia, Marinella.
Dal 1929 al 1934 presta servizio nel 9° Reggimento Fanteria “Regina”, con sede a Rodi, nelle Isole del Dodecaneso, allora italiane.
Dal 1934 al ‘36 è istruttore nella Scuola di Applicazione di Fanteria a Parma.
Allo scoppio della guerra in Etiopia chiede di partecipare. Nel marzo 1936 giunge a Massaua, al Comando della XXI° Divisione Camicie Nere “21 Aprile”.
Il 31 dicembre viene promosso maggiore.
Il 19 aprile 1937 assume il comando del XXXIII° Battaglione Coloniale Eritreo (inquadrato nella III^ Brigata Eritrea, al comando del generale Cubeddu). Si tratta del famoso Battaglione “Tipo”, il più famoso reparto di questo genere, composto da ufficiali italiani e da truppa e sottufficiali indigeni (ascari eritrei).
A “Lasta”, in Etiopia, dopo una serie di rischiose operazioni condotte conto il nemico tra il 21 e il 31 settembre 1937, gli viene conferita la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare.
La sua seconda Croce al Valor Militare la conquista in azione a “Neva Seghè”, tra ottobre e dicembre 1937.
Il 5 marzo 1938 arriva la terza Medaglia di Bronzo al V.M. per aver guidato due battaglioni in una eroica azione di copertura ad una autocolonna in località “Bosco di Posit-Danghila”.
A “Faguttà – Gaggiam” (25 al 27 marzo 1938) al comando del suo Battaglione coloniale in furiosi combattimenti infligge forti perdite al nemico. Arriva la sua quarta Medaglia di Bronzo al V.M.
Il 15 gennaio 1939 conquista la sua quinta Medaglia di Bronzo nella battaglia di “Monte Ivriè” –“Beghemeder”.
Il 1 gennaio 1940 è promosso al grado di tenente colonnello.
La vibrante vita di questo soldato seuese si conclude da vero eroe, così come viene spiegato nella motivazione della sua Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Intrepido comandante di battaglione coloniale, trascinatore e suscitatore di ogni entusiasmo, inviato a rinforzo a truppe impegnate contro preponderanti forze nemiche, conteneva durante la notte l’azione dell’avversario, immobilizzandolo. Il mattino successivo, a capo dei reparti avanzati, si slanciava arditamente all’attacco, sgominando il nemico ed assicurando il possesso della posizione raggiunta. Nell’ultima fase del combattimento, mentre con l’esempio del suo indomito valore incitava gli uomini alla lotta ed alla vittoria, colpito a morte immolava sul campo la sua esistenza, tutta intessuta di eroismo e di dedizione al dovere ed alla Patria. Le sue ultime parole furono: “Non curatevi di me! Avanti ascari!
Viva l’Italia”. (“Amba Ghiorghis-Incasc”, 29/30 marzo 1940).
Oggi il seuese Rinaldo Loy è sepolto a Roma nel Sacrario Militare del Cimitero Monumentale del Verano.

Rinaldo Loy attualmente risulta tra i soldati sardi più decorati (una medaglia d’Oro, due d’argento, cinque di bronzo e due croci di guerra al Valor militare). Nel 1956 a questo suo eroe Seui ha dedicato la piazza principale del paese, mentre il Ministero della Difesa gli ha intitolato la caserma di Nuoro, sede della Base logistico addestrativa della Sezione autonoma artiglieria dell’Esercito.
(foto: Seui, Casa natale del ten.col. Rinaldo Loy, Medaglia d’Oro al Valor Militare)
(Giuseppe Deplano – copyright © 2015)

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02 Nov 2014

Martedì 4 novembre 2014, Seui onora i propri Caduti in tutte le guerre

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“Non si sentono più gli spari, ma nel cuore del nuovo popolo c’è sempre un posto per chi ha amato e onorato la patria, ovunque la vostra tomba è un ara”

Martedì 4 novembre 2014, Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, Seui ricorderà tutti i suoi figli che sono caduti combattendo sui campi di battaglia di tutte le guerre.
Alle ore 10.30, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena sarà celebrata una Santa Messa solenne.
Successivamente, al termine del rito religioso, partirà un corteo, con le autorità locali civili e militari, diretto al nuovissimo Monumento ai Caduti in guerra e sul lavoro (accanto al camposanto), dove verrà deposta una corona d’alloro nella lapide dedicata a tutti i soldati Seuesi morti in combattimento.

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29 Gen 2014

Giovanni Deplano, un finanziere di Seui assassinato in una foiba dell’Istria

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Finire in una foiba! Mai, il finanziere seuese Giovanni Deplano avrebbe immaginato di finire i suoi giorni in tal modo.
Nato a Seui, nel cuore montuoso della Sardegna, il 21 maggio 1919, Giovanni era figlio di un cantoniere delle nostre gloriose Ferrovie Complementari, oggi famose per il suo “Trenino Verde”.
Lasciata la cantoniera di “Bau is Corruttus”, che si affaccia nel grande scenario della vallata de’ “Su ponti mannu”, dove viveva con la famiglia, il nostro compaesano si arruola nella Guardia di Finanza.
L’armistizio dell’8 settembre del 1943 lo coglie a Spalato, nella Dalmazia. Seguirono giorni terribili non solo per la nostra Patria, ma anche per il giovane finanziere. L’armistizio, la fuga a Brindisi della corte savoiarda e la mancanza di ordini determinò un gravissimo sbandamento delle nostre truppe, in quel frangente disperse praticamente su tutti gli scacchieri del conflitto.
In quei giorni il nostro compaesano era inquadrato nella Sesta Legione della Guardia di Finanza, IV° Battaglione Mobilitato, Compagnia autonoma di Cerquenizza, Stazione navale di Spalato. Unità questa che era stata adibita a funzioni di difesa costiera.
Dalle ancora scarne notizie al momento del rompete le righe sembra che la maggior parte dei finanzieri dislocati nella zona vennero presi prigionieri dai partigiani di Tito. La fine per tanti di loro si riuscì a conoscere solamente anni dopo, con la scoperta delle foibe. Le tristemente famose cavità carsiche dove in quei giorni finirono la loro esistenza un numero ancora imprecisato di civili e di soldati italiani (di cui oltre 350 finanzieri). Tutti uccisi e gettati nelle foibe perché, come ricordò qualche anno or sono l’allora Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro, “erano colpevoli soltanto di essere italiani”.
Dalle poche notizie, sinora raccolte, sembra che il finanziere di Seui, potrebbe essere stato ucciso e gettato nella foiba detta “dei colombi” di Vines, nei pressi della cittadina di Albona (Pola). È probabile che il suo corpo sia tra le trentatre salme non ancora identificate delle ottantaquattro recuperate dal 16 e il 25 ottobre 1943 dai vigili del fuoco guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich. Sul fondo di questa cavità furono trovati i poveri corpi di militari e civili che, dopo essere stati torturati, vennero fatti precipitare con i polsi legati ad un grosso masso. A lavoro completato gli aguzzini gettarono alcune bombe a mano al fine di far sparire tale scempio. Da quell’orribile inferno si salvò miracolosamente una sola persona, Giovanni Radeticchio di Sisano, che fu l’unico testimone di quell’eccidio.
Ogni anno, il 10 febbraio, è il “Giorno del ricordo”, che l’Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
È arrivato il momento che anche la nostra Comunità di Seui ricordi questo suo figlio, assassinato barbaramente in una assurda guerra. (Giuseppe Deplano – copyright © 2014, riproduzione riservata)

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03 Nov 2013

Lunedì 4 novembre 2013, Seui ricorda i propri Caduti in guerra

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“Non si sentono più gli spari…, ma nel cuore del nuovo popolo c’è sempre un posto per chi ha amato e onorato la patria, ovunque la vostra tomba è un ara”

Domani, lunedì 4 novembre 2013, Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, la Comunità Seuese ricorda i propri figli caduti sui campi di battaglia di tutte le guerre.
Alle ore 10.30, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena sarà celebrata una S. Messa in loro ricordo.
Al termine dell’Eucarestia dalla parrocchiale partirà un corteo, con le Autorità locali civili e militari, una rappresentanza delle varie Armi, Carabinieri e Corpo Forestale, diretto al camposanto dove si svolgerà la cerimonia di deposizione di una corona d’alloro nella lapide dedicata ai soldati seuesi caduti in combattimento. (Giuseppe Deplano, copyright © 2013, riproduzione riservata)

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